L’unica cosa che ha salvato questa vacanza è stato lo splendido gruppo che ho avuto la fortuna di incontrare a bordo della mia imbarcazione, con cui abbiamo riso e cercato di sdrammatizzare le innumerevoli mancanze organizzative che, purtroppo, mi portano a lasciare una recensione molto negativa.
Il meteo non è stato dalla nostra parte e non ci ha consentito di raggiungere la Corsica. Questo ci è stato comunicato già il primo giorno, insieme alla rassicurazione da parte del responsabile della flottiglia e degli skipper che avremmo trovato all’Elba alternative altrettanto belle.
Purtroppo non è stato così. Torno dall’Elba con la sensazione di non aver realmente visto l’isola nelle sue parti più belle: la scelta degli skipper è ricaduta prevalentemente su baie caratterizzate da grandi spiagge attrezzate e ombrelloni, facilmente raggiungibili anche da terra, dove il valore aggiunto di trovarsi in barca a vela era praticamente inesistente.
Più volte abbiamo chiesto di raggiungere baie più belle, selvagge e suggestive – anche considerando che la flottiglia si chiamava “Wild” – mostrando persino fotografie di luoghi con acqua cristallina e calette che avremmo voluto vedere. La risposta era invariabilmente negativa: c’era sempre una ragione per cui non fosse possibile andarci. Il tutto mentre amici che si trovavano contemporaneamente all’Elba mi inviavano fotografie di baie e mare completamente diversi da quelli che stavamo vedendo noi.
Ancora più incomprensibile è stata la gestione della tappa a Capraia. Conoscevo già l’isola e sono perfettamente consapevole dei tempi tecnici necessari per l’assegnazione delle boe e per l’organizzazione dell’ormeggio. Ciò nonostante, trovo assurdo che sia stata prevista la visita a un’unica baia in tarda mattinata, peraltro per un bagno molto breve, per poi lasciare tutte le barche ferme in porto dall’ora di pranzo per l’intero resto della giornata.
Nessun programma alternativo per la flotta, nessuna iniziativa organizzata dagli skipper e nemmeno, ad esempio, l’idea di utilizzare a turno il gommone grande per permettere alle persone di vedere almeno una parte dell’isola.
Il risultato è facilmente immaginabile: persone che avevano già rinunciato alla Corsica per il maltempo, che all’Elba avevano visto soprattutto spiagge raggiungibili da terra e che, arrivate finalmente in una splendida isola come Capraia con una giornata di sole, si sono ritrovate ferme in porto senza alcuna attività organizzata. Qualcuno, dopo ripetuti solleciti, ha addirittura aspettato inutilmente per circa due ore uno skipper che avrebbe dovuto accompagnarlo a fare un giro in gommone.
E qui arriviamo all’altro grande paradosso della vacanza: non solo è stato difficile ritrovare il concetto di “Wild”, ma anche quello di “flottiglia”.
I momenti di aggregazione tra gli equipaggi sono stati pochissimi e perlopiù improvvisati. L’unico aperitivo organizzato per riunire la flotta si è svolto addirittura senza musica per la totale assenza di casse o cavi per collegarla. Certamente gli imprevisti possono capitare, ma esistono elementi organizzativi basilari che dovrebbero essere previsti, soprattutto in una vacanza di gruppo in cui le persone scelgono la formula “flottiglia” anche per socializzare e condividere momenti con gli altri equipaggi.
Il paradosso è che la flottiglia, anziché rappresentare un valore aggiunto, è sembrata quasi diventare un limite: secondo gli skipper le barche dovevano necessariamente muoversi insieme e questo limitava fortemente la possibilità di modificare itinerari e programmi. In alcuni momenti sarebbe stato probabilmente molto più semplice consentire alle imbarcazioni di separarsi, permettendo a chi desiderava esplorare maggiormente l’isola di farlo e a chi preferiva trascorrere più tempo in rada di rimanere.
Allo stesso tempo, però, quell’obbligo di muoversi insieme non si traduceva poi in una vera gestione della flotta come gruppo. In altre parole: le barche dovevano stare insieme quando questo rappresentava un limite, ma non venivano realmente messe nelle condizioni di stare insieme quando avrebbe rappresentato il valore aggiunto della vacanza.
A completare un’organizzazione che ho trovato estremamente approssimativa è arrivata la gestione del rientro anticipato di un giorno.
Anche in questo caso: nessun programma alternativo ragionevole presentato in maniera chiara ed esaustiva, nessuna proposta di rimborso – anche solo simbolico – a fronte di un’intera giornata di vacanza persa e, soprattutto, la sensazione di un generale “lasciar andare” la situazione, nella consapevolezza che le persone si sarebbero semplicemente organizzate autonomamente per rientrare prima o trascorrere la giornata in zona.
Il maltempo non dipende dall’organizzazione e nessuno può imputare a un tour operator l’impossibilità di raggiungere la Corsica. Quello che dipende dall’organizzazione è invece il modo in cui si reagisce agli imprevisti: la capacità di proporre alternative, valorizzare le destinazioni disponibili, creare esperienze, gestire un gruppo e prendersi cura dei propri clienti.
Ed è proprio questo che, a mio avviso, è mancato.
Ho percepito poca cura del cliente, poca capacità di adattamento e un livello organizzativo decisamente inferiore alle aspettative. Il malcontento, peraltro, non è stato soltanto mio ma largamente condiviso da partecipanti di età, personalità ed esperienze di viaggio molto diverse, elemento che credo dovrebbe rappresentare uno spunto di riflessione per l’organizzazione.
La cosa positiva che porto con me è il gruppo fantastico che ho conosciuto: tornerò sicuramente in barca a vela ma non con questa organizzazione, che alla luce della mia esperienza non mi sento di consigliare.